Progetto per
l’istituzione di “ORME” Home Page ARKAI
Osservatorio per
Presentazione Nicola Rombolà - San Nicola de Legistis
VV, 12 ottobre 2011
“Gli Archivi
viventi del promontorio del Poro”
Destinatari
Il progetto si rivolge agli
associati della Banca di Credito cooperativo di San Calogero e rappresenta un
modello da promuovere per gli altri
istituti di credito cooperativo, di cui
Principali finalità, obiettivi,
attori e modello organizzativo
L’idea progettuale parte da un fatto
incontestabile: ogni persona è un archivio
vivente, una categoria storiografica e una struttura identitaria antropologica
ricca di implicazioni conoscitive e potenzialità ancora inesplorate nell’ambito
della ricerca storica ma anche sotto il profilo più strettamente sociale e umano.
Inoltre l’immagine concettuale di archivio
vivente verrebbe a rappresentare un nuovo valore simbolico e una nuova
dimensione temporale-esistenziale su cui investire il destino di una terra in
senso sia locale che globale.
Altro fatto importante: le nostre
famiglie sono eredi della grande civiltà contadina ancora pulsante ma in gran
parte sepolta o non indagata nella sua profonda identità, gravida di esperienze,
patrimonio prezioso e modello di vita da tramandare alle generazioni del futuro
sia come relazioni umane e sociali, sia come paradigma culturale di saperi che
di cura del territorio e dell’ambiente. Da ciò si deduce che ogni famiglia,
mappa di una lunga storia generazionale, è un patrimonio documentario e di
conoscenze preziose. È necessario per questo operare con gli strumenti maieutici
di una ‘levatrice’ per farla partorire. “Archivi viventi”, sono non solo le
persone ma anche le dimore, intese, oltre che come luogo fisico di vita e di
conservazione di documenti materiali, anche come luoghi dove è depositata la
memoria, sede di una testimonianza materiale e immateriale: campagne, casolari,
attrezzi e saperi connessi alla coltivazione della terra e alle strutture
rurali. Una storia nascosta che deve essere rintracciata, ricostruita e
riconosciuta dagli stessi autori e portatori inconsapevoli di tale patrimonio.
In questo modo si rende
giustizia alla Storia, perché si ricostruisce “l’anima di una terra”, di una
comunità, di una identità frantumata, dispersa, smarrita nella diaspora e nella
disgregazione dell’emigrazione, come esempio storico di conoscenze e di
testimonianze che non ha trovato adeguato spazio nei libri ufficiali. Ricostruirlo
significa riappropriarsi non solo della vocazione e immagine autentica, ma
soprattutto della dignità e motivare le generazioni (sia dei padri che dei
figli) ad essere consapevoli del valore culturale di una civiltà e responsabili
della propria storia e del proprio destino.
Compiere questo passo significa
non solo mettere insieme tutti quei documenti materiali (foto, lettere, diari,
e testimonianze di ogni genere) attraverso le diverse tracce conservate, ma anche
dare alle stesse un “valore etico-estetico” come espressione autentica di una
cultura ‘sotterrata’ che deve essere ‘dissotterrata’ e riscoperta, fatta di
sentimenti, di pensieri, di idee, di emozioni, di condizioni, di pathos, di
speranze e di sfide che hanno dignità estetica, come modello di interazione
fisico-spirituale con la natura e con l’ambiente, nella sua produzione
materiale di beni e oggetti carichi di bellezza, perché dentro si coglie la
relazione “terra-anima”, materialità-sacralità, lavoro-sacrificio,
creatori-creature.
In questa prospettiva
Ispirazione e principali contributi alla
genesi del progetto editoriale ORME
Paternità intellettuale
L’idea progettuale è
scaturita nell’ambito di incontri, dialoghi, discussioni e riflessioni che sono
stati fatti in diverse occasioni. In primo luogo con Lanfranco Caminiti che ha sollecitato e promosso il progetto
editoriale; con il prof. Saverio Di
Bella (in relazione ai risultati di ricerca e al lavoro compiuto nel Sito WEB
www.zaleuco.org,
con l’omonima associazione onlus, e alla importante ricostruzione storica condotta
sull’area del Poro in passato e alla sua illuminata visione e ispirazione;
infatti il suo contributo non è soltanto scientifico ma anche carico di valori
umani e ideali); con il prof. Totò
Pugliese, che vive con passione il rapporto con la civiltà contadina
(coniuga la sua attività scientifica con quella letteraria mirata alla
rievocazione delle origini e radici contadine in una prospettiva di idealità
estetica e di civiltà umana) che trasferisce anche nella sua ricerca; con Marisa Ranieri Panetta, archeologa,
scrittrice e giornalista de “L’Espresso”, attenta scrutatrice delle ‘orme più
profonde dell’umanità’, ma protesa alla ricerca estetica delle tracce della
autentica memoria del presente, con cui coltivo una tensione di valori etici e
morali improntati alla riscoperta dei segni di una civiltà e di una verità
umana sempre più calpestata ed emarginata; poi con il vicepresidente della
Banca di credito cooperativo di San Calogero avv. Franco Maccarone (attento e sensibile alle problematiche del
territorio e alla sfida che lo attende); con Mimmo Pantano (collaboratore assessorato alla Cultura Provincia di
Vibo), il quale è attore e promotore di un’immagine positiva e propositiva
delle risorse culturali e turistiche del territorio provinciale; con l’ing. Bruno Cutrì (responsabile editoriale
del sito www.zaleuco.org
sempre proteso nella sfida titanica per
il Sud, attraverso i nuovi strumenti di conoscenza e di comunicazione, per una
ridefinizione dei postulati culturali e le categorie conoscitive); infine con Gaetano Luciano, presidente della
Delegazione Vibonese di Italia Nostra,
che mi ha fatto incontrare l’eredità morale, culturale e umana di Umberto Zanotti Bianco, anche lui
impegnato, sull’esempio dell’illustre intellettuale piemontese, al riscatto
culturale e umano di questa terra.
Grazie a questi incontri ho ideato
il progetto e organizzato sinteticamente i contenuti, così come sono esposti
nel presente testo. Con umiltà e responsabilità etica l’impegno tende a far
emergere il bene e la bellezza di questa terra, per contrastare le forze oscure
e distruttive e salvaguardare la natura ‘umana’ della terra e l’autentico
respiro delle sue zolle. Non è un caso che le radici etimologiche della stessa
parola ‘cultura’ hanno un legame profondo con colere, ‘coltivare’. Da ciò si evince l’assioma fondamentale che “non
ci può essere vera cultura se non si ama la terra e la sua autentica anima,
come umile scavo per una sana crescita interiore/esteriore”. Oltretutto la vera
conoscenza non può non essere
intimamente connessa all’esperienza,
e questa a sua volta deve diventare coscienza
etica, sensibilità estetica e umana,
vero humus su cui piantare il futuro. Diversamente tutto ciò che viene
spacciato per ‘cultura’ rimane soltanto mero
esercizio narcisistico e di vanità intellettuale, performance e protagonismo
autoreferenziale, spettacolo mistificatore e mercenario che sta svuotando sentimenti
e speranze, valori e ideali.
Kant ha
affermato che la “conoscenza inizia con l’esperienza”, ed Einstein che la “verità è ciò che resiste alla prova
dell’esperienza”, così come Aristotele aveva postulato che la “meraviglia è il
principio della conoscenza”, e i nostri avi che “la verità è nuda e soltanto le
parole sagge sanno vestirla”. Alla luce
dei tempi che stiamo attraversando, il verbo ‘conoscere’ deve farsi ‘riconoscere’
e la conoscenza
divenire ‘ri-conoscenza’.